ACCIDENTE 6 - FOTOGRAFO DE ACCIDENTES

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La passione compulsiva di un fotografo per scattare fotografie ad incidenti stradali, arte istantanea ai suoi occhi, sculture create in pochi secondi. Sotto i tuoi occhi..​

 

Original Script MAURO ANDRIZZI e MARCUS LINDEEN

Translation, Concept, Direction GIULIO STASI

With ANNARITA COLUCCI and with YOU

Voice ELENA CUCCI

Assistant DARIO CARBONE

 

Premiered in Rome at Festival TEATRI DI VETRO 2013, presented at Festival ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI 2013

Performers in previous editions GIULIO STASI

 

 

SIMONE NEBBIA on I QUADERNI DEL TEATRO DI ROMA about ACCIDENTES 1, 5 and 6

 

It may be true, it may be so, that when faced with the danger of our own or someone else’s death we feel the pulse of life even more deeply. Giulio Stasi, an artist known as an actor and director, seems to have a concrete awareness of this; together with his company, Rosabella Teatro, he has created a series of “Accidentes Gloriosos” dealing with death, which obviously means talking about life. Three of these “Accidentes”, staged at Teatri di Vetro 7, were among the most interesting projects of the entire festival. […] An accident, an incident, an incisive show about the life remaining to us; we leave the performance trying to swallow what we chew on raw.

 

 

ALESSANDRO PAESANO on TEATRO.ORG about ACCIDENTE 5

 

 

[...] Giulio Stasi riesce a far provare tangibilmente alle fortunate persone che hanno avuto modo di assistere alle sei repliche della performance, un ventaglio di emozioni, dalla paura e dall'ansia per l'incidente e la sua attesa, alla mestizia del dopo […] Grazie alla cura meticolosa in ogni fase di realizzazione, e alla scelta attenta delle attrici con le quali lavora (la voce narrante che sentiamo nell'abitacolo è perfetta e tangibile come fosse presente in carne ed ossa a fare il suo racconto-confessione) Giulio Stasi fa dello spazio emotivo del suo pubblico il vero palco sul quale allestire la sua performance in uno scambio continuo tra poesia dell'incidente e la sua numinosa presenza, tra la soggezione del cruento e la seduzione dell'evento estremo, potente, energico, creativo, rivitalizzante. Ogni spettatore e ogni spettatrice naviga a vista tra delle coordinate che Stasi allestisce esclusivamente per lui e per lei partendo dall'incidente (vero ma nel quale, naturalmente, non è coinvolto essere umano e dove nessuno si fa male) e approda alla seduzione di un'esperienza dirompente che ha in sé qualcosa di elegiaco. In una edizione un po' ingessata di Teatri di Vetro Stasi rappresenta, so far, la proposta più aperta, più dirompente, più interessante dell'intera rassegna, sostenuta dall'energia di un lavoro in fieri che si distingue per la pulizia dell'esecuzione e una compiutezza drammaturgica eleganti e sorprendenti.

 

 

SERGIO LO GATTO on TEATROECRITICA.NET about ACCIDENTES 1, 5 and 6

 

Shooting death, shooting life. – We get out safe, or almost safe, from our three stops in this terrifying emotional amusement park and it is difficult to know what we could or should say about it. Victims of an accident only remember the deafening sound and the sight of all eyes staring at them. Perhaps it is in this declination of death that the three Accidentes embrace each other, in an accurate montage of a life ebbing away, consigning itself to the memory of those who remain, to the memory of that death scene, one last impression of light. […] Giulio Stasi’s work is a slow and courageous journey towards the articulation of a language. He takes the huge risk of totally penetrating the great distance between very strong dramaturgical material and subtle staging: a risk assumed with the responsibility of making a violent impact on defenseless spectators, but done with the keen grace of research, the elegance of simplicity, and renouncing any winking shortcuts from the get-go. Within the triangle of gazes (performer, spectator, playback of the gaze); within the human body represented by a bicycle; in the distant but wrenching narration of that head-on collision: within all this there is a sense of real emotions that are never purely emotional but always, always, always critical states of being. And all too often this urgency is underestimated.

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